{"id":560,"date":"2022-02-19T10:45:00","date_gmt":"2022-02-19T10:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/movimento-sociale-italiano.org\/?p=560"},"modified":"2022-10-19T11:02:38","modified_gmt":"2022-10-19T11:02:38","slug":"gli-stati-uniti-damerica-visti-dal-movimento-sociale-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/movimento-sociale-italiano.org\/?p=560","title":{"rendered":"Gli Stati Uniti d\u2019America visti dal Movimento Sociale Italiano"},"content":{"rendered":"\n<p>Il rapporto tra Movimento Sociale Italiano e gli Stati Uniti \u00e8 stato spesso affrontato solo da un punto di vista polemico e superficiale. Una tendenza ricorrente \u00e8 stata quella di semplificare la concezione filo-atlantista del partito come un continuum che non ebbe nessuna opposizione interna se non quella di qualche corrente e alcuni gruppuscoli che dissentivano da essa. Il presente volume, scritto da Gregorio Sorgon\u00e0, viene ad analizzare la complessit\u00e0 della questione tenendo conto degli studi sul tema, le pubblicazioni dell\u2019epoca e le fonti disponibili per inquadrare queste relazioni nell\u2019ambito del bipolarismo e della Guerra Fredda. Per portare avanti un simile lavoro ricollega il livello nazionale con quello internazionale nell\u2019arco temporale che intercorre dal secondo dopoguerra al crollo dell\u2019Urss. Lo studio \u00e8 strutturato in due macro-capitoli, dove nel primo si analizza lo spazio di tempo che va dalle origini del MSI fino agli anni Settanta, mentre nel secondo si occupa degli anni Ottanta e del passaggio al periodo giornalisticamente conosciuto come \u201cSeconda Repubblica\u201d. La principale tesi di questa ricerca \u00e8 che \u00abla storia del MSI non sia del tutto comprensibile se collocata al di fuori del proprio tempo e, in particolare, al di fuori del processo di mondializzazione della politica che segue la fine della Seconda guerra mondiale. Quest\u2019ultima dinamica fa emergere un peculiare reticolo di lealt\u00e0 in cui l\u2019MSI si muove. All\u2019interno del partito esistono istanze neofasciste, nazionaliste e anticomuniste. Attorno a questi principi di riferimento si snoda la controversa trama dell\u2019identit\u00e0 e della politica missina\u00bb. Nei primi momenti del partito lo scontro tra nazionalismo e anticomunismo manifesta una volont\u00e0 di ritrovare una terza via fra i due blocchi, alternativa al capitalismo e al comunismo. Sorgon\u00e0 sceglie di parlare di \u201cscoperta della destra\u201d per vedere al meglio il modo in cui le relazioni internazionali e l\u2019opzione anticomunista portano il Msi inizialmente verso l\u2019isolamento e successivamente, dopo il contenimento delle istanze della sinistra fascista in seno al movimento, a una scelta di campo ben precisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo capitolo si apre dunque con la svolta atlantica rappresentata dal risultato del quinto congresso del MSI svoltosi verso la fine del mese di novembre del 1956 a Milano e conclusosi con la conferma di Arturo Michelini come segretario del partito. La sua elezione comport\u00f2 la scelta dell\u2019anticomunismo quale metro di giudizio di qualsiasi evento internazionale, avendo per tanto via libera per tentare l\u2019inserimento nel sistema politico italiano. Sorgon\u00e0 mette in risalto le contraddizioni di un movimento che si richiamava alla dottrina economica corporativa, pertanto teoricamente ostile a qualsiasi declinazione liberoscambista, e che si trov\u00f2 a votare favorevolmente i Trattati di Roma, preludio della creazione della Comunit\u00e0 economica europea e la Comunit\u00e0 europea dell\u2019energia atomica (p. 19). Questa linea port\u00f2 al voto favorevole dei governi Zoli, Segni e Tambroni, comportando quest\u2019ultimo il fallimento dei tentativi d\u2019inserirsi nell\u2019area di governo. Sorgon\u00e0 indica come questi accadimenti avvenissero in un momento di cambio storico: \u00abIl crescente clima di tensione sfocia nelle manifestazioni di protesta genovesi contro la possibilit\u00e0 che il VI congresso nazionale del MSI si svolga nel capoluogo ligure. La citt\u00e0 \u00e8 medaglia d\u2019oro al valor militare nella guerra di Liberazione, come spesso \u00e8 stato osservato. Ma gi\u00e0 nel 1956 il MSI, all\u2019epoca esattamente spaccato a met\u00e0 tra la componente neofascista e quella favorevole alla normalizzazione del partito, aveva svolto il suo V congresso a Milano, che poteva vantare la stessa benemerenza. A mutare \u00e8 evidentemente il contesto in cui l\u2019iniziativa si svolge\u00bb (p. 20). Verso la fine degli anni Sessanta la strategia dell\u2019inserimento si dimostra un fallimento e l\u2019area neofascista viene contesa al partito dalle diverse formazioni della destra extraparlamentare. Il 1968 \u00e8 un anno chiave di svolta per le relazioni del MSI con gli Stati Uniti: in occasione delle elezioni presidenziali due membri del partito, Franco Maria Servello e Raffaele Delfino, lavorano propagandisticamente per il candidato repubblicano Nixon per condizionare in suo favore il voto della popolazione italoamericana. Questi nuovi rapporti, parallelamente alla nomina di Graham Martin come ambasciatore a Roma, si riveleranno favorevoli per i missini. La linea statunitense era favorevole a un cambio politico che ponesse fine ai governi di centrosinistra in favore di un centrismo di stampo conservatore. L\u2019autore, a partire della documentazione archivistica emersa negli ultimi anni, afferma che in questo periodo si vedr\u00e0 positivamente la dirigenza del partito e la si considerer\u00e0 un\u2019alternativa democratica di destra con cui la Dc avrebbe potuto dialogare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le posizioni anticomuniste del MSI, percepite come baluardo di difesa contro il \u201cmale orientale\u201d, portarono ad un sensibile incremento di voti nelle elezioni amministrative e politiche di inizio anni Settanta. L\u2019autore dedica in questo capitolo diverso spazio anche per descrivere le relazioni di simpatia che legavano il partito alle dittature mediterranee e sudamericane. In questo frangente, gli scontri interni al Msi si acuirono in occasione della Guerra dello Yom Kippur, portando ad un aumento dello scetticismo sulle capacit\u00e0 degli Stati Uniti di fare fronte ai sovietici. Verso la met\u00e0 del decennio, Sorgon\u00e0 descrive in che modo crebbero le pulsioni comunitariste del partito e la tendenza ad isolarsi dalle dinamiche politiche democratiche, in tal senso egli afferma che: \u00abQuesto scetticismo verso il proprio tempo \u00e8 uno tra i pi\u00f9 evidenti elementi di distinzione tra la destra neofascista e i neoconservatori statunitensi, caratterizzati semmai dall\u2019ottimismo antropologico e dalla fiducia nella riscossa delle qualit\u00e0 intrinseche dell\u2019individuo mortificate dai regimi Stato-centrici, collettivistici e totalitari\u00bb (p. 74). La fine del 1976 fu segnata dalla scissione della componente di Democrazia nazionale che, secondo l\u2019autore, in termini di dottrina sociale porter\u00e0 il partito ad accentuare l\u2019attenzione sulle tematiche socializzatrici e corporative. Discutibile invece \u00e8 l\u2019affermazione secondo la quale questa dialettica non andrebbe sopravalutata, visto che il MSI, nella storia repubblicana, avrebbe solamente svolto una funzione di mantenimento e difesa delle tradizionali gerarchie sociali (p. 78). Basti pensare a tutta la serie di proposte di legge riguardanti la partecipazione, l\u2019ultima ad esempio del 1991, rintracciabili dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta, e molto frequenti durante i Settanta. Sono diversi gli studi in materia, oltre ai numerosi scritti di Gaetano Rasi, Ernesto Massi e Giano Accame. Molto interessante, e non semplice, \u00e8 l\u2019analisi che successivamente fa Sorgon\u00e0 dell\u2019antiamericanismo quale cifra distintiva del neofascismo del dopoguerra. In questa parte finale vi \u00e8 un\u2019attenzione, poco ricorrente e innovativa, nei confronti delle diverse sfaccettature del pensiero delle varie componenti missine attraverso temi quale cinema, letteratura e musica, affrontati nelle principali riviste d\u2019area.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda parte si occupa di studiare quella che l\u2019autore definisce l\u2019et\u00e0 della frattura (il periodo compreso fra il 1980 e il 1991) dove la chiave di lettura \u00e8 inizialmente la presidenza dello statunitense Reagan: \u00abRicostruire la percezione che il MSI si forma della sua immagine e di quella dell\u2019America negli anni della sua presidenza \u00e8 un modo per cercare di comprendere come questo partito affronti delle trasformazioni non meramente riconducibili alla biografia politica del presidente repubblicano, ma che quest\u2019ultimo annuncia, veicola, sollecita e, in definitiva, contribuisce a implementare\u00bb. L\u2019interesse di questa seconda parte non sta soltanto nell\u2019originalit\u00e0 dello studio del partito attraverso la figura presidenziale e le sue politiche, ma la forma in cui a questo si collega la gestione del governo Craxi davanti alla crisi di Sigonella, e il modo in cui questo evento interrompe la compattezza che si era creata attorno alla figura di Giorgio Almirante. Il collante intorno alla sua figura era stato il tradizionale nemico: il comunismo. Comparvero, quali nuovi \u201cavversari da affrontare\u201d, la partitocrazia, lo strapotere delle multinazionali, e la speculazione dei gruppi finanziari. L\u2019autore conclude questa parte con il Congresso di Rimini del mese di gennaio del 1990, dove Pino Rauti riusc\u00ec a battere Gianfranco Fini per il posto di segretario del partito. La conflittualit\u00e0, che non si risolse durante la sua segreteria, tra le varie parti si aggrav\u00f2 in occasione degli eventi internazionali, risolvendosi con le dimissioni annunciate da Rauti il 6 luglio 1991. Dopo questa breve parentesi, si torn\u00f2 ad inquadrare la politica statunitense in termini di simpatia verso i repubblicani e inimicizia verso i democratici. La strategia del nuovo segretario Fini pag\u00f2 in termini elettorali e, sin dalle elezioni del 1992, il Msi vide accrescere i propri voti. \u00abI riflessi della nuova strategia si ripercuotono anche sul modo in cui \u00e8 presentata la politica estera Usa. Dall\u2019autunno 1993 la politicizzazione della politica internazionale secondo l\u2019asse destra\/sinistra diviene sempre pi\u00f9 la barra del partito\u00bb. Si assiste dunque a una moderazione dei toni, frutto del passaggio del Msi da partito di opposizione a partito di governo. Il congresso di Fiuggi dal 25 al 27 gennaio 1995 segner\u00e0 la fine del Msi e la nascita di Alleanza Nazionale, che verr\u00e0 fondata poche settimane dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 apprezzabile la grande quantit\u00e0 di documentazione adoperata, che, prevalentemente attraverso la pubblicistica missina, spazio di confronto e scontro delle varie anime per antonomasia, lo studioso riflette la visione degli Stati Uniti corredandola con le fonti archivistiche sempre pi\u00f9 disponibili ai ricercatori grazie a fondazioni come la \u201cUgo Spirito e Renzo de Felice\u201d. Questa ricerca, per tanto, diviene in questo modo essenziale per qualsiasi studioso che voglia avvicinarsi o approfondire la tematica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra Movimento Sociale Italiano e gli Stati Uniti \u00e8 stato spesso affrontato solo da un punto di vista polemico e superficiale. 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